Incontro dei promotori a Caldiero
Una pista ciclabile da Giazza a Zevio Domani convegno
Da Giazza a Zevio in bicicletta, su una pista ciclabile senza interruzioni, percorrendo il paesaggio della Val d’Illasi, una delle meglio conservate dal punto di vista ambientale della nostra provincia. È la proposta parte dal Comitato per la salute di Verona Est, che da anni si batte per ridurre l’inquinamento dell’aria e dei rumori lungo le trafficate direttrici della fascia pedemontana a Est di Verona. Domani ci sarà un incontro nel municipio di Caldiero, ospiti del sindaco Roberto Alberti, dei rappresentanti delle amministrazioni che in linea di massima hanno già dato il proprio consenso a discutere dell’argomento. Aldo Masconale, responsabile del Comitato, è riuscito a contattare tutte le amministrazioni e a garantirsi la presenza dei sindaci o degli assessori dei Comuni di Caldiero, Colognola (Tregnaghi e Piccoli), Illasi (D’Ambrosio), Tregnago (Pigozzi), Badia Calavena (Antonelli), Selva di Progno (Valcasara) e Zevio, e a farli sedere attorno a un tavolo per un primo sommario progetto.
«Esiste il Progno di Illasi che è la spina dorsale di questa valle. Sui suoi argini, di proprietà demaniale, non è impossibile prevedere il tracciato di una pista ciclabile che unisca tutti i Comuni, dalle pendici del Carega alla sponda dell’Adige», spiega Masconale, «e il percorso, che non ha grandi dislivelli, potrebbe essere adatto anche a intere famiglie con diverse abilità sui pedali», aggiunge. Ha già ricevuto la disponibilità a un progetto di fattibilità da alcuni degli uffici tecnici comunali interpellati e potrebbe essere la prima proposta del genere, che partendo dal basso venga recepita dalle amministrazioni locali le quali potrebbero farsi carico della richiesta di finanziamenti e della realizzazione dell’opera.
Undici anni fa, nel 1994, la Confederazione italiana agricoltori di Verona, con finanziamenti regionali ed europei aveva già ideato e realizzato qualcosa di simile senza tuttavia costruire apposite piste ciclabili, ma sfruttando argini e capezzagne opportunamente segnalati. L’itinerario, che era definito agrituristico e poteva essere percorso a piedi, a cavallo o in bicicletta, partiva dalla località Deserto a Cellore d’Illasi e si concludeva a Coriano di Albaredo d’Adige.
Lungo complessivamente 32 chilometri, è ancora segnalato, anche se non del tutto percorribile per l’incuria in cui sono lasciati certi tratti. Sale sulla dorsale collinare tra le valli di Illasi e di Mezzane, lungo la via Cara tra oliveti, vigneti e ciliegi, scende sull’argine del Progno e lo percorre fino alla confluenza con l’Adige, proseguendo in un paesaggio completamente diverso, fatto di zone umide e di seminativi. Sul percorso, una natura da osservare e studiare, architetture nascoste nel verde, località fantasma abbandonate e invisibili dal finestrino di un’automobile in corsa, riferimenti storici sconosciuti alla maggioranza delle persone.
Quattordici grandi cartelli, qualcuno dei quali è ancora sul posto, illustravano aspetti caratteristici del territorio attraversato, come i mulini ad acqua, o attività come la sericoltura e la lavorazione dei vimini da recuperare non solo come memoria, o aspetti storici e archeologici come la centuriazione della Val d’Illasi.
Lungo il tragitto erano allora stati individuati ben tredici aziende che partecipavano al programma agrituristico promosso da Turismo Verde, offrendo ospitalità, punto di ristoro, vendita di animali e prodotti di stagione, scuola di equitazione. Poi ognuno è andato in direzione sparsa, lasciando all’iniziativa dei singoli la promozione dei luoghi e perdendo quell’unità di percorso e di intenti che il nuovo progetto vorrebbe recuperare allungando il percorso fino a Giazza.
Vittorio Zambaldo