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martedì 16 marzo 2010 ..:: Zuanazzi Antonio ::.. Registrazione  Login
 Antonio Zuanazzi Riduci
Antonio Zuanazzi: un eroico ciclista lupatotino degli anni 50



Molti lo conoscono come il "Re del goto", la maschera di San Giovanni, oppure come presidente del gruppo di appassionati di moto d'epoca "Nivola", ma pochi sanno che Antonio Zuanazzi, classe 1933, ha scritto una pagina importante dello sport e soprattutto della bicicletta lupatotina.


Erano gli anni del ciclismo eroico, di Coppi e Bartali, ma soprattutto di uomini che per praticare sport di fatica a "livelli minori" dovevano impegnarsi e fare degli sforzi impressionanti.

La passione per la bici nasce quando a 16 anni vince a Madonna del Frassino, una gara ciclistica alla quale parteciparono un'ottantina di concorrenti, utilizzando una bici creata in casa creata con pezzi riciclati.

L'atleta capisce di avere una grande passione e per procurarsi i soldi per acquistare una bici da corsa, deve lavorare un anno come scaricatore manuale di pioppi della segheria "dal Biondin".
Nel 51 con la nuova bicicletta "Bottecchia", Antonio entra a far parte della squadra ciclistica allievi nella società U.S. Borgo Trento. Nei due anni della categoria collezionò ben 6 piazzamenti fra i primi 10.

Il primo tesseramento vero di Antonio è per la Bruno Gaiga, famosa squadra di Verona ancora in attività e nella quale si è formato anche il famoso Damiano Cunego.


Antonio nel 1953 esordisce nei dilettanti tra le fila della società Pedale Scaligero, con la quale vince una gara importante ed in modo incredibile: ad Illasi con un vantaggio di oltre 2' di vantaggio sugli inseguitori, dopo una fuga solitaria di 80 Km.

Collezionando alcuni importanti piazzamenti e vincendo a Terrossa, Antonio viene proiettato tra i migliori ciclisti dilettanti del Veneto.

Nonostante i risultati però sono da evidenziare le difficoltà logistico-organizzative tra le quali doveva districarsi. Per esempio per gli spostamenti più lunghi, Antonio veniva trasportato dall' amico Giavara Remo su un motorino "Guzzetti" con la bici da corsa da 14 kg in spalla. Per le gare più vicine utilizzava invece la bicicletta stessa, obbligato così a dei riscaldamenti forzati e prolungati che certo non favorivano le prestazioni in gara.

Malgrado tante difficoltà, anche negli anni successivi si dimostra un grande protagonista: Vicenza-Bionde, G.P. Rinascente e G.P. Pirelli a Milano, Piccologiro delle Dolomiti, Bardolino-Milano-Bardolino ed altre gare disputate a Trento, Brescia, Varese, Mestre, figurando sempre fra i primi arrivati.

Nel 1956 interrompe momentaneamente l'attività poichè parte per il servizio di leva negli alpini per 18 mesi.

Al rientro però non è quello di prima, anche perchè intervengono altre scelte quali la famiglia ed il lavoro e, a soli 24 anni, dopo aver disputato un'ultima gara ciclistica, appende la bici al chiodo.

Ancor oggi con molto entusiasmo, ma con un pò di rammarico per la breve carriera, parla molto volentieri delle sue imprese ciclistiche.
I suoi racconti sono sempre pieni di dettagli, quasi avesse corso ieri.

Gi abbiamo fatto alcune domande:

Quali erano le sue corse preferite ?

«Andavo bene in montagna, ma mi sentivo più forte nelle gare di pianura, soprattutto nelle cronometro. Li non contava la squadra o la tattica. Mi piaceva andare forte, a testa bassa.»


Qual'è la gara che ricorda meglio ?

«Sicuramente la Cronometro in Friuli. L'anno era il 54. Ero in forma strepitosa, mi avevano invitato ma non conoscevo il percorso. Partii in treno, con la bici al seguito. All'arrivo a Udine però mi accorsi che la bici non c'era. Ovviamente non avevo nessuno che mi potesse aiutare e non sapevo cosa fare. Allora non c'erano i telefonini ! Chiesi al capostazione. Mi disse di aspettare, che la bici sarebbe stata sul treno successivo. Ma niente. Aspettai anche il treno di mezzanotte, sperando così di provare il percorso il mattino successivo, ma niente. Dovevo anche trovare l'alloggio. Vi lascio immaginare come passai la notte. La bici arrivò il giorno successivo, quello della gara, alle 12:30. Partii subito verso Mortegliano, il luogo della partenza. Arrivai appena in tempo per il via. Nella prima parte del percorso, nonostante le difficoltà logistiche e la rabbia per i problemi, andai come un missile ed, al giro di boa ad Udine (dopo 22,5 Km), ero primo. Nella seconda metà del percorso il vento contrario e i rapporti non adatti mi rallentarono un pochino. Purtoppo avevo solo un 52 X 15: avrei preferito un rapporto leggermente più duro, come quello degli altri ! Alla fine mi classificai al quarto posto, non male. Dentro di me sapevo e so che quel posto valeva il primo. Ricordo la media: 44,80 Km/h. Un'ora e 16 minuti per pecorrere i 45 Km .»


Ricorda qualche evento particolare ?

«Ricordo una caduta molto dolorosa. Ogni volta che la racconto sento ancora il dolore. Eravamo a Soave e, in una discesa, un motociclista distratto della polizia stradale mi tagliò la strada. In attimo mi trovai fuori strada, dentro i cosiddetti "spini cristi". La voglia di arrivare e l'adrenalina mi fece superare il dolore e inforcai nuovamente la bicicletta. Arrivai quinto. All'arrivo ero irriconoscibile dallo sforzo e dal dolore.»


A quei tempi cosa si faceva in caso di forature ?

«Era veramente dura ! Ogni corridore si portava il suo tubolare. Rientrare in gruppo era una vera impresa. Anche se eravamo veloci a sostituire il tubolare, i 2 minuti che impiegavano i più bravi era un grosso ritardo quasi incolmabile, soprattutto se la gara era in pianura ed era veloce»

Usava la bici anche per gli spostamenti urbani ?

«Mi ricordo che soprattutto nel periodo dell'austerità usavo molto la bici. In famiglia avevamo anche un tandem. Io mi sono appassionato subito alle moto, ma la bici è comunque un bel mezzo sia per gli spostamenti che per lo sport. Purtroppo al giorno d'oggi è difficile usare entrambe, le strade sono fatte per le auto !»


Se dunque volete sentire qualche bella storia di ciclismo eroico, chiedete pure ad Antonio. Ed a completare le già dettagliate storie di ciclismo eroico, ci penserà il fratello Mario: ancora oggi lui non si perde una tappa del Giro d'Italia, segue i dilettanti ed arriva a conoscere tutti i ciclisti veronesi, anche i Giovanissimi. Non ci credete ? Provare per credere.

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