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BONAVIGO.

Via Adige piena di buche insidiose La pista sull’argine percorso ad ostacoli
La dura protesta di un frontista vittima di un incidente in macchina Verranno prese misure contro l’uso della strada come scorciatoia

Bonavigo.

La pista ciclo-pedonale in riva all’Adige, che per un tratto diventa anche carrabile, negli ultimi tempi si è trasformata in un vero e proprio percorso ad ostacoli. Fondo dissestato, enormi pozzanghere, buche profonde parecchi centimetri rappresentano, infatti, un’insidia costante per le centinaia di ciclisti ed amanti del footing che, specie nel weekend, da Legnago si spingono fino a Roverchiaretta ed a Angiari o viceversa. E i rischi si moltiplicano per le due famiglie di Orti che, non disponendo di accessi alternativi, sono costrette a transitarvi in macchina per raggiungere le loro abitazioni. Tanto che la scorsa settimana uno dei due frontisti in questione, che stava raggiungendo il rustico acquistato da poco in via Adige, è ruzzolato con la sua Opel Corsa sulla banca dell’Adige, all’altezza del santuario di San Tomaso. Fortunatamente se l’è cavata solo con uno spavento e lievi ferite sul volto causate dalla rottura del vetro anteriore della Opel. Ma, al di là dei danni riportati dalla vettura, ammaccata in più punti, può davvero accendere un cero alla Madonna venerata nella vicina chiesetta. «Non voglio nemmeno pensare - confida Corrado Vallerin - a cosa mi sarebbe potuto succedere se avessi sbandato dalla parte dell’acqua. E tutto a causa di una buca più profonda delle altre che mi ha fatto perdere il controllo della macchina mentre viaggiavo, tra l’altro, a bassa velocità: con un fondo simile ad un groviera non è proprio possibile correre». Passata la paura nel giovane è subentrata la rabbia «per lo stato indecente in cui viene conservata la pista». «La manutenzione - aggiunge Vallerin - è sporadica e lascia molto a desiderare. Almeno asfaltassero il tratto carrabile che, se per molti automobilisti della zona costituisce una comoda scorciatoia, per me e per l’altra famiglia è un percorso obbligato». Il frontista di via Adige non è stato, tuttavia, l’unico a fare le spese della pista colabrodo. Massimo Zardini di Verona ha praticamente distrutto la bicicletta cadendo rovinosamente in prossimità del santuario. «Con un gruppo di amici - racconta il cicloturista - ho scaricato la bici dalla macchina per fare un giro in riva all’Adige fino ad Angiari. Ma le condizioni disastrate della pista hanno trasformato una tranquilla escursione in una disavventura». Ma per il sindaco Albino Migliorini come per il suo vice Fausto Crescenzio si sta ingigantendo il problema. «Anche a me - replica il sindaco - capita spesso di percorrere la pista e la situazione non mi sembra così grave come la dipingono. Se si va piano è impossibile che sbandare per una buca anche perché la strada è larga circa otto metri e lo spazio di manovra non manca». Anche per quanto riguarda la manutenzione del percorso ciclo-pedonale di proprietà del Demanio il Comune non ha nulla da rimproverarsi. «Eseguiamo regolarmente - aggiunge Migliorini - due interventi ogni anno: uno all’inizio della primavera, già programmato; l’altro a settembre, prima della fiera di San Tomaso. Non possiamo di certo farlo anche in inverno quando il ghiaccio, la neve e la pioggia vanificherebbero l’intervento». Su un punto gli amministratori concordano, però, con Vallerin: limitare il transito solo ai frontisti e ai servizi pubblici. (ste.ni.)

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