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Dienstag, 16. März 2010 ..:: Itinerari » San Giovanni e storia ::.. registrieren  anmelden
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 San Giovanni e storia minimieren
Percorso
San Giovanni Lupatoto

Lunghezza: 10 km

Come
In bici con coppertoni da fuoristrada. Si può fare anche a piedi

Per approfondimenti:
Storia di San Giovanni Lupatoto di G. Lavorenti
San Giovanni Lupatoto e la sua gente ieri e oggi di E.Ferrario
Sorio, la ceseta e la campanela di M.Perbellini
La paquara e Sorio a cura di Roberto Facci

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è un itinerario ad anello che si svolge su strada sterrata lungo l'argine destro dell'Adige e su pista ciclabile; solo in parte su strada, ma poco frequentata.

Dettaglio
L'itinerario parte da Piazza Umberto I, sistemata nel 1876 e in varie riprese rimodernata. Nella parte centrale sorge un monumento ai caduti (1973) con scultura bronzea di Fulvio Sandri.

Si prosegue verso la torre-serbatoio dell'acquedotto comunale (costruzione innovativa del primo '900) alta 27 m. e che poteva contenere 100 mq. d'acqua.

Da qui si attraversa la strada principale e s'imbocca via Porto, dove all'inizio a destra troviamo delle case raggruppate. In mezzo al cortile c'era una cappella, oggi proprietà privata, sulla cui fiancata c'è un piccolo busto che pare raffiguri Napoleone Bonaparte; è risalente all'invasione napoleonica, poichè le truppe francesi erano alloggiate anche a SGL.

Superato l'incrocio con via Grolette, dove le lavandaie si recavano per il bucato sulla Fossa Contarina, svoltiamo a destra per una piccola deviazione in località Paquara, dove, il 28 agosto 1233 si tenne una grande adunata di pace, convocata da Frà Giovanni da Schio. Settecento anni dopo (il 28.08.1933) fu posta in uno degli edifici di corte Sorio una lapide commemorativa.

Arrivati alla fine della via cieca Pace Paquara, si ritorna in via Porto e si prosegue oltrepassando il vecchio ricamificio sulla sinistra. Ci si dirige quindi in località Sorio.

All'inizio della strada che porta alla chiesetta si vede solo il basamento rimasto della croce originale dei tre frati, ora all'interno della chiesetta.Chiesetta di Sorio - click per immagine ingrandita


Il termine Sorio deriva da S. Giorgio (Soario), nome del Monastero di Verona che già nel secolo XII aveva qui alcune proprietà.

La Chiesetta di Sorio, restaurata nel 1982, è dedicata alla Vergine assunta, ma correntemente nota come Oratorio di S. Pietro Martire e S. Giorgio. Fu eretta nel 1585 per iniziativa della nobildonna Isotta Borghetti come chiesa padronale. La decadenza della chiesetta è iniziata nell' 800 quando, con il potenziamento dei collegamenti stradali e la caduta della Repubblica Veneta, la navigazione fluviale ha perso la sua importanza e quindi anche la chiesetta non era più un punto di riferimento.

Il rosone della facciata e le tre finestre sulla parete destra caratterizzano lo stile romanico dell'edificio. All'interno ci sono affreschi raffiguranti l'`Assunta, 12 Apostoli a gruppi di tre e S. Caterina d'Alessandria, riconoscibile dalla ruota, simbolo del suo martirio.

Nell'altare a sinistra c'è il dipinto della Vergine con i Santi Michele Arcangelo e Giorgio di "D.F. 1611" e un tabernacolo con portella in legno dipinta. C'erano anche due tele, ora nella chiesa della Madonnina: tela che raffigura il Redentore circondato dai Santicorte Sorio - click per foto ingrandita Giovanni Battista con agnello e Pitro Apostolo (sec. XVII) con bel paesaggio sullo sfondo, e pala della Vergine con Bambino, San Sebastiano, San Pietro da Verona e San Rocco (sec. XVII).

Nel pavimento ci sono epigrafi sepocrali della famiglia Borghetti-Cartolari.

Proseguendo si raggiunge corte Sorio, uno dei più antichi e vasti insediamenti agricoli esistenti nel territorio comunale. La corte è un fabbricato risalente alla fine del 1500. Dai Borghetti essa passò successivamente in proprietà ai Cartolari. Attualmente risulta modificata rispetto alla costruzione originale. Un tempo (fino al 1871) c'era una stradina che garantiva l'accesso fluviale congiungendosi alla scomparsa strada della navigazione, detta "cavallara", la quale costeggiava il fiume per consentire il traino dalla riva delle imbarcazioni con le merci.

Si risale in via Porto e si prosegue verso l'Adige; superando la centrale elettrica si raggiunge l'area attrezzata per pic-nic e sulla sinistra possiamo osservare "El Pegano", l'antico palo che sosteneva la fune del traghetto per raggiungere l'altra sponda dell'Adige.
Siamo qui in zona Porto, dove ogni anno si tiene la "Festa delle Bocche", creata nel XVII secolo per l'inaugurazione delle paratoie (bocche) delle fosse che prendono i nomi dalle nobili famiglie Veneziane che le fecero scavare: Sagramosa, Bongiovanna e Contarina.
località Porto - click per foto ingrandita
Proseguendo lungo l'argine superiamo la diga e poi un vecchio edificio in rovina sulla destra: era il magazzino idraulico del pontoncello, costruito dopo la piena del 1882 come osservatorio del fiume.
Svoltiamo verso Pontoncello, località anticamente detta "Ponton Paquaro". L'insediamento risale al secolo XIV, con la corte del 1409. Nel 1600 era proprietà dei Bevilacqua Lazise, nel 1700 dei Mocenigo Contarini. L'edificio padronale, ora in fase di restauro, presenta una facciata di gusto rinascimentale. Proseguendo vediamo sulla destra l'Oratorio di Pontoncello, sorto nel 1618 nel lato orientale del palazzo per volere dei Bevilacqua Lazise e restaurato nel 1945. L'edificio è dedicato a S. Girolamo. All'interno, sopra l'altare, tela rappresentante la visione di S. Girolamo (sec. XVII), che pare della scuola del Brusasorci. Nei pressi della contrada Pontoncello c'era il Capitello della Madonna del Ponte, eretto nel 1946 dalla popolazione del luogo, scampata ad uno scontro tra tedeschi e americani il 26 aprile del 1945, il giorno dopo la liberazione. All'interno della nicchia c'era l'antica statua della Madonna con Bambino, seduta su alcuni sacchi.
A questo punto è possibile una deviazione per vedere il Mulino dei Sassi, ora in disuso, ma funzionante ad acqua dal 1568. Si raggiunge proseguendo per via Pontoncello verso la provinciale molto trafficata, che si oltrepassa, seguendo le indicazioni per Albaredo.
Dalla località Pontoncello si torna a ritroso sull'argine che si percorre fino alla prima deviazione a sinistra (via Ausetto). Dopo il maneggio, ma prima di oltrepassare il canale, si supera la sbarra sulla sinistra, costeggiando il canale stesso.
Dopo pochi metri superiamo un'altra sbarra e ci troviamo in località Bassa, antico insediamento rurale. Sulla sinistra è visibile un edificio dotato di colombaia, in parte del 1500. Sulla facciata rimangono tracce di antiche decorazioni.
Risalendo via Bassa ri raggiunge la provinciale, che si oltrepassa, svoltando a sinistra sulla pista ciclabile in direzione Zevio. Sulla sinistra, ma dall'altro lato della strada di via G. Marconi, c'è il capitello della Madonna della Pace. Gli elementi classici e settecenteschi racchiudono un antico affresco seicentesco, raffigurante la Madonna Addolorata. Nella parte inferiore troviamo una lapide e una palla di cannone, a ricordo dello scontro fra austriaci e francesi avvenuto in paese nel 1798. Pochi metri dopo la fine della pista in località Punta, troviamo il capitello di San Rocco, sorto nel 1925 per iniziativa della popolazione della contrada. La costruzione, a base quadrangolare, è di carattere classicheggiante con qualche elemneto barocco. All'interno, una nicchia contiene la statua di San Rocco.

Ritorniamo ora sulla pista ciclabile verso il paese e raggiungiamo il Municipio. è il palazzo Campagnola, sede municipale dal 1932. All'interno, nella sala del Consiglio, con soffitto affrescato c'è il busto in marmo di Federico Garofoli (1789-1861). Nella sala della Giunta Municipale troviamo la carta topografica di Giovanni Nachius del 1625 e nell'ufficio del Sindaco il gonfalone comunale con lo stemma raffigurante un lupo rampante e dipinto di Madonna con Bambino e S. Giovanni Battista, opera del concittadino Alessandro Galbier.

Di fronte, merita una sosta la Chiesa di S. Giovanni Battista, costruita nel 1772 sul luogo di un'antica chiesetta risalente al 1300 e ampliata successivamente (1908-1911). L'edificio è a croce latina con cupola e campanile, che nel 1772 fu sopraelevato con pietra e mattoni in cotto mantenendo la preesistente cupola; lo strato sottostante è invece in tufo, mattoni e ciottoli.

L'interno, d'impronta rinascimentale, è dotato di decorazioni ed affreschi eseguiti negli anni '50. Prezioso è l'organo realizzato nel 1910 dal concittadino Farinati, utilizzando materiali pregiati.

Sulla sinistra, all'altare di S. Rocco, c'è la tela di Paolo Farinati (1524-1606) raffiguranti i santi Giovanni, Anna e Rocco. In sagrestia troviamo una pala con Vergine e i Santi Giovanni Battista e Pietro (sec. XVIII), opera di Saverio Dalla Rosa (1745-1821). Non sono più visibili: il prezioso baldacchino del 1700, costituito da arazzi e da una parte ornamentale, restaurato nel 1950-1952, la tela della scuola del Brentana (sec. XVII) che rappresenta il "Riposo nella fuga in Egitto", il dipinto raffigurante un Angelo Custode (sec.XVII). Nella chiesa è custodito il registro nascite risalente al 1521 (è il più antico registro battesimi di tutta la diocesi di Verona).

Si ritorna sulla pista ciclabile e dopo pochi metri ci troviamo in piazza Olmo, così chiamata perchè nel 1797 i soldati dell'esercito francese (o secondo altri un soldato-poeta di San Giovanni Lupatoto) decisero che l'albero che rappresentava la libertà doveva essere un antico olmo.
Da Piazzetta Olmo, imboccando via Carlo Alberto, si può fare un'altra deviazione per visistare la Pia Opera Ciccarelli, fabbricato sorto alla fine del secolo scorso. Subì successivi ampliamenti e restauri. Nel cortile interno troviamo il monumento del fondatore, mons. Giuseppe Ciccarelli, insigne figura di parroco a San Giovanni Lupatoto (1875-1902). Nella chiesa si può ammirare il prezioso affresco del 1600, (scuola di Gianfranco Caroto) raffigurante una Madonna Addolorata con in braccio il Cristo deposto dalla croce; troviamo anche una pregevole Via Crucis opera del concittadino Alessandro Galbier.

Di fronte a piazzetta Olmo notiamo Villa Palazzoli, edificio settecentesco ricostruito dopo il 1820 ad opera di Luigi Castellani. Ai Palazzoli, attuali proprietari, la villa appartenne dalla seconda metà del 1800. La facciata si presenta austera, classicheggiante. Ai lati del grande portale d'ingresso, due cariatidi poste sui basamenti di pietra sorreggono il balcone del piano nobile.

Ritorniamo ora in piazza Umberto I, punto di partenza del nostro itinerario.

  

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