Ambiente. San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo aderiscono alla proposta lanciata da Zevio
Un patto a tre per l’Adige
Parco affidato a volontari, percorso stradale esterno e ciclabili
Zevio. Sarà articolato su tre Comuni il parco naturale dell’Adige proposto dagli ambientalisti onlus dell’associazione Freedom.
Dopo una pausa di riflessione, anche San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo chiederanno al Genio la concessione di banche arginali e golene. L’iniziativa ha visto Maria Luisa Tezza fare da apripista: la sua amministrazione ha già inoltrato richiesta al Genio, che ha assicurato l’ok in tempi brevi.
L’area interessata comprende 350 mila metri quadrati di terreno golenale. Sulla destra Adige il parco si estenderà su parte lupatotina per giungere all’altezza di Pontoncello, località zeviana. L’area di sinistra sarà compresa tra lo sbarramento idroelettrico, il canale dell’Enel e la località Giaron. I tre Comuni convergono su un punto: affidare la gestione del parco ai volontari Freedom.
Un sogno che il presidente Gianluca Passarin insegue ormai da tempo. Dice: «Dopo due anni di attese e di porte chiuse, ora finalmente si potrà davvero lavorare per la fruibilità dell’Adige».
Passarin e i suoi volontari già avevano fatto prove di pulizia del fiume, raccogliendo immondizie di tutti i generi e disboscando tratti di banca arginale e golena tra il plauso dei frequentatori dell’ambiente fluviale.
«È interesse collettivo che l’area in questione sia tenuta bene e sotto controllo.
L’unica condizione posta dal nostro Comune è che non si realizzi il parcheggio sugli argini previsto nel progetto Freedom», spiega Remo Taioli. Il sindaco lupatotino vuole che le auto si tengano a distanza «dall’unica risorsa verde rimasta alle tre comunità. Risorsa a portata di mano e da valorizzare».
Con Taioli il discorso cade inevitabilmente sulla pista ciclabile che, lambendo il parco, San Giovanni realizzerà sopra l’argine sino al confine con Zevio: «Auspichiamo che l’amministrazione zeviana faccia proseguire il percorso sino al proprio capoluogo. Allora la ciclabile alleggerirebbe il traffico tra i nostri due vicini Comuni».
Il sindaco rileva che il presidente della Provincia, Elio Mosele, avrebbe assicurato che qualora San Giovanni avesse dato il via al suo tratto di ciclabile, la biforcazione della ciclopista Villa Buri-Zevio prevista a sinistra Adige, inizio lavori nel 2008, sarebbe stata spostata sul versante zeviano-lupatotino. «In tal caso i due paesi sarebbero collegati in sicurezza a Verona, dando vita a un itinerario turistico per due ruote».
«Abbiamo detto di sì al parco proposto da Freedom come primo passo per arrivare a un grande parco che si estenda sino alla città», premette Antonio Ferrarese. L’assessore all’ecologia di San Martino Buon Albergo spiega che il Comune di Verona sta redigendo un progetto esecutivo di parco che si estenda da San Michele a San Giovanni. «Noi», aggiunge l’assessore, «siamo per un’iniziativa, ambiziosa, che veda protagonista anche Verona. I Comuni dovranno individuare i confini e stabilire la forma di gestione del parco: se consortile, oppure in concessione o affidata a un ente. Oppure ancora ad associazioni di volontariato».
Anche San Martino vuole tenere lontani i mezzi a motore dal territorio che gestirà Freedom.
E nell’ipotesi in cui si arrivasse al parco di quattro Comuni, Ferrarese già propone lo studio di un percorso stradale esterno con punti di acceso ciclopedonabili.
Anche l’Autorità di bacino è d’accordo sulla creazione di una grande area fluviale protetta, tanto da aver incluso il progetto Freedom nel proprio piano stralcio riguardante il tratto d’Adige tra Pontoncello e Tombazosana, in Comune di Ronco. La prima stesura di questo piano stralcio è stata approvata dal Comitato tecnico.
Il parco elaborato dall’Autorità di bacino è lungo una ventina di chilometri.
Oltre a interventi di sicurezza idraulica, nel tratto tra gli argini più largo del fiume sino alla foce, sono previsti parco giochi, aree sosta e da pic-nic, percorsi della salute, panchine, fontanelle, una ciclabile che si snodi su entrambe le rive, percorsi canoabili. Sulla carta, dunque, gli interventi sembrano sovrapporsi. Un buon segno per gli amanti del fiume, il fatto che più enti concentrino le loro attenzioni sull’Adige.
Speranza diffusa è che il secondo corso d’acqua d’Italia esca finalmente dal dimenticatoio e torni ad essere, come in passato, centro di gravità per le popolazioni che ci vivono nei pressi.
Piero Taddei